Ambasciatori Palleggiatori Camminatori
Ieri passeggiavo per Tirana. Era almeno due settimane che avevo smesso di fare i miei giri esplorativi, mi ero un po’ impigrito, ma ecco che nel primo giorno “freddo” albanese decido che dal lavoro a casa me la faccio a piedi e passo per altre strade. Così che scopro dove si trova il British Council, Lori mi aveva detto giusto tre giorni fa che c’e’ una bella biblioteca e sala lettura lì, individuo le facoltà di Sociologia e Legge dallo sciame di giovani che ci ronzano intorno. Poi mi chiedono l’ora. Io pronto, S’e di, s’e di. Non lo sapevo, ma l’uomo,che in mano ha un pallone da calcio, comincia a parlare, Anglez? Jo, jam italian. Nga në Itali? Nga Bergamo. Mi chiede se parlo inglese, Si’, quindi si mette a parlare una lingua mai sentita e comprensibilissima, alternando parole italiane, albensi e inglesi... suo padre nel 1949 per qualche mese è stato il primo ambasciatore albense in Italia, e a casa sua (me la indica, Këtu këtu) ha una foto di suo padre con Einaudi e il ministro degli esteri Sforza. Inizia a palleggiare la palla. Con i piedi. Mentre lo fa mi dice che ha 4 record: palleggio con pallone da fermo, palleggio con pallone camminando, palleggio con pallina da tennis fermo e palleggio con pallina da tennis camminando. Io sono stupito. Bravo è bravo davvero. E scappa dicendomi che deve andare ad allenare la sua squadra di bambini. È difficile immaginarsi quanto la gente qui abbia il bisogno di raccontarsi, di raccontare le proprir storie, e davvero ne hanno da raccontare.
Continuo la passeggiata. Capito in una zona con costruzioni più vecchie della media, almeno sembrano. Hanno mattoni rossi a vista, e quello che mi ha colpito di più è stato il tetto a spiovente con grossi comignoli... una rarità qui a Tirana, dove la norma è il blocco di appartamenti tipo il mio palazzo, tutti costruiti dai prigionieri politici sotto la dittatura. Quei tetti rossi, quei comignoli imponenti, quelle case a mattoni, non so perché ma mi sentivo immerso in un’atmosfera da Dickens, da Inghilterra da rivoluzione industriale. Sobborghi proletari. Ognuno di questi palazzi ha una targa all’altezza degli occhi. Lo noto quando su una mi pare che la vernice scrostata avesse scritto accuratamente il nome di Enver Hoxha. Sì, RROFTË (qua la parola si intravede ma non si decifra più decifrabile... verosimilmente “compagno”) ENVER HOXHA. Viva Enver Hoxha. Incuriosito guardo le terghe sugli altri palazzi. Su una si legge PPSH, Partito Albanese dei Lavoratori, insomma, il Partito. Le altro sono bianche, il tempo o un’ulteriore mano di vernice hanno cancellato il vecchio. Su una di queste targhe, attorniata da cavi elettrici, una bomboletta di vernice blu ha scritto a grandi lettere non così curate TIRONA, che è un po’ come scrivere BERGHEM, CUSENZA o BULAGNA.
Sulla strada per casa ho incrociato una giacca muccata verde e nera di peluche, e ancora una volta la Coscienza di Tirana, un ragazzo con una barbetta incolta, lo zaino da trekking enorme, un’aria sognante e sicura, un passo calmo calmo calmo. Ogni volta mi ricorda quanto vado di fretta, ma delle tante Coscienze che ha Tirana ne parlerò in un’altra occasione.
Continuo la passeggiata. Capito in una zona con costruzioni più vecchie della media, almeno sembrano. Hanno mattoni rossi a vista, e quello che mi ha colpito di più è stato il tetto a spiovente con grossi comignoli... una rarità qui a Tirana, dove la norma è il blocco di appartamenti tipo il mio palazzo, tutti costruiti dai prigionieri politici sotto la dittatura. Quei tetti rossi, quei comignoli imponenti, quelle case a mattoni, non so perché ma mi sentivo immerso in un’atmosfera da Dickens, da Inghilterra da rivoluzione industriale. Sobborghi proletari. Ognuno di questi palazzi ha una targa all’altezza degli occhi. Lo noto quando su una mi pare che la vernice scrostata avesse scritto accuratamente il nome di Enver Hoxha. Sì, RROFTË (qua la parola si intravede ma non si decifra più decifrabile... verosimilmente “compagno”) ENVER HOXHA. Viva Enver Hoxha. Incuriosito guardo le terghe sugli altri palazzi. Su una si legge PPSH, Partito Albanese dei Lavoratori, insomma, il Partito. Le altro sono bianche, il tempo o un’ulteriore mano di vernice hanno cancellato il vecchio. Su una di queste targhe, attorniata da cavi elettrici, una bomboletta di vernice blu ha scritto a grandi lettere non così curate TIRONA, che è un po’ come scrivere BERGHEM, CUSENZA o BULAGNA.
Sulla strada per casa ho incrociato una giacca muccata verde e nera di peluche, e ancora una volta la Coscienza di Tirana, un ragazzo con una barbetta incolta, lo zaino da trekking enorme, un’aria sognante e sicura, un passo calmo calmo calmo. Ogni volta mi ricorda quanto vado di fretta, ma delle tante Coscienze che ha Tirana ne parlerò in un’altra occasione.


1 Comments:
At 11:55 AM,
aurindia said…
ciao bellissimo!!
sono felice che mi hai trovato! ti bacio forte da un estremo della Turchia.. siamo ad Erzorum e Inshallah fra poco riusciremo a lasciare questo bellissimo paese in direzione del sole che sorge.. persia.. tappeti volanti, veli e geni della lampada (spero che facciano anche da interpreti!).. chissa!
ti penso forte!
au
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