MEDEA

I biglietti per la prima erano finiti. Ma tutti i miei amici stavano arrivando. Decidiamo che ci saremmo andati il giorno dopo. Poi arriva Ani con 4 amici suoi e non ci sta. Dobbiamo trovare il modo di entrare a qualunque costo. A quanto pare la piccionaia e' gratis, bona andiamoci! Il sipario e' aperto. Un grande cerchio di legno inclinato dipinto di rosso occupa tutta la scena. Vi e' disegnata sopra una spirale nera che finisce, o inizia, in un buco al centro. Il coro e' disposto su dei pilastrini che circondano il cerchio rosso.
Una voce consiglia vivamente di spegnere i telefoni cellulari. In sala si fa buio, le luci si spopstano sul palco. E' la prima volta che vado a vedere una tragedia greca, si'' nonostane la Medea la sappia praticamente a memoria. Il coro inizia a muoversi, su e giu' dal cerchio. In scena entra una donne, poi il pedagogo. Non li capisco. E senti venire dal cerchio dei gemiti di dolore, che arrivano al pubblico attraverso quel buco nero. Medea appare dopo un po'. E' Ema Andrea, l'attrice di cui ho parlato in uno dei miei primi racconti su questo blog. Sorge dal buco nero fino alla vita, e cosi' rimane per piu' di meta' tragedia. Non capisco le parole che dice, ma la sua voce, il suo corpo, fa intendere tutto. Lei parla parla, arrabbiata, incredula, furiosa, sempre al centro del cerchio, mentre il coro gira il cerchio e i vari personaggi le girano intorno. Il fatto positivo di sentire la tragedia in una lingua che si capisce poco e' il fatto che e' facile individuare le parole chiave del tutto, e cosi' se nella prima parte si parla di "uomini", "donne", "paura", la seconda parte e' dominata da un vocabolario di "morte", e centrale e' l'opposizione "greca/barbara". La pelle d'oca m'e' venuta piu' di una volta. La rappresentazione era intensa. Il linguaggio del corpo, il movimento, il battere dei sassi, i fuochi, tutto era sfruttato alla perfezione. Le emozioni arrivavano anche a me. Il messaggio e' sempre stato chiaro. Alla fine c'e' stata un'ovazione di circa 10 minuti. e pele d'oca anche li'. Sara' che mi emoziono facilmente e che poi mi piace lasciarmi trasportare, pero' che bello!
Dopo lo spettacolo c'era un buffet all'ingresso. Vedo Ema Andrea con mazzi di rose che le occupano le mani e vado a complimentarmi. E' conenta, lo vedo. Mi dice che adesso e' libera e che avra' tempo per un caffe' ogni tanto.
Durante le quasi 2 ore di spettacolo i telefoni hanno suonato 9 volte. Ogni 10 minuti.


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