Tirana mon amour

... jamas podria pisar tierra firme donde vivire...

Monday, November 20, 2006

ognissanti...

Ognissanti (dal blog http://www.internazionale.it/interblog/?blogid=23 )
"San Michele ce l'ho, Sant'Anna ce l'ho, San Giuseppe... San Giuseppe quale? Perché quello da Copertino mi manca. Me lo dai in cambio di Padre Pio?".
Non è un delirio sacro che si è impadronito di me in questa santa giornata di tutti i santi, ma la simpatica scenetta che potrebbe presto accadere sotto i vostri occhi: Famiglia Cristiana ha cominciato una bella collezione di santini da mettere in un raccoglitore e custodire per sempre. Giuro che è vero!
Sempre su Famiglia Cristiana c'è la classifica dei santi più presenti nelle automobili (spesso sotto forma di magnete). Ecco i fantastici cinque delle quattro ruote, e il campione è sempre Lui:
1 - Padre Pio 48%
2 - Sant'Antonio 18%
3 - La Madonna 15%
4 - San Francesco 7%
5 - Santa Rita 3%
Nessuna grossa sorpresa, quindi, o forse una sì: Gesù Cristo Crocifisso è solo al settimo posto, più in basso pure di San Giuseppe. Interessante invece l'insidiosa presenza di Madre Teresa di Calcutta in salita alla posizione 10. La mini santa albanese promette di diventare una delle grandi stelle del merchandising cattolico dei prossimi anni, e non a caso si piazza al decimo posto anche nella classifica dei santi più invocati per chiedere aiuto.Insomma, statistiche sui santi di tutte le sorte, eppure, in questa santa giornata di festa, Famiglia Cristiana omette quella che avrei letto con più interesse: la classifica delle bestemmie pronunciate più spesso in diretta tv.

Tuesday, November 14, 2006

Guardaroba invernale

Insomma, i miei tentativi di svolta sobria si sono volatilizzati completamente di fronte ai bivi dei diversi acquisti invernali. Tipo che volevo una svolta dark, perche' qua son tanto tamarri che mi volevo distinguere un po'. Ma gia' l'ombrellino fluo era un presagio di cio' che sarebbe seguito dopo una mattinata al mercato dietro la stazione.
Una giacca a vento stile molto calda ma decisamente da oratorio anni ottanta, verde smeraldo fuori, utile nelle situazioni di nebbia fitta per non fare sbattere le navi sugli scogli. Peccato che a Tirana non ci sia il mare. Spartana, due tasche senza bottoni, e dentro fucsia. Sciarpa gialla a rghe nere. Maglione a collo alto nella scia della tradizione balcanica alternativa, la "smorta", ma sempre anni ottanta. Berretta nera con righe gialle e rosse, che fa molto Berlino underground. Mi sono salvato con le scarpe. Qua la moda maschile e' di avercele a punta. Qualunque modello ma con la punta. Ho optato per un paio di anfibiozzi neri con l'anima di metallo. Sono i miei primi anfibi. Gli ho cambiato le stringhe. Viola. Ma poi sono ricaduto nell'ebrezza che mi danno i colori albanesi e mi sono preso un lenzuolo per il piumone meta' viola e meta' fucsia con le stelline lucide in rilievo, l'ho scucito e dopo aver ricucito 6 metri di orlo l'ho reso la tenda della mia cameretta.
Ho appena guardato il blog di Aurora, dall'Iran. Che emozione, e poi lei e Sere col velo nero...

Friday, November 10, 2006

MEDEA


I biglietti per la prima erano finiti. Ma tutti i miei amici stavano arrivando. Decidiamo che ci saremmo andati il giorno dopo. Poi arriva Ani con 4 amici suoi e non ci sta. Dobbiamo trovare il modo di entrare a qualunque costo. A quanto pare la piccionaia e' gratis, bona andiamoci! Il sipario e' aperto. Un grande cerchio di legno inclinato dipinto di rosso occupa tutta la scena. Vi e' disegnata sopra una spirale nera che finisce, o inizia, in un buco al centro. Il coro e' disposto su dei pilastrini che circondano il cerchio rosso.
Una voce consiglia vivamente di spegnere i telefoni cellulari. In sala si fa buio, le luci si spopstano sul palco. E' la prima volta che vado a vedere una tragedia greca, si'' nonostane la Medea la sappia praticamente a memoria. Il coro inizia a muoversi, su e giu' dal cerchio. In scena entra una donne, poi il pedagogo. Non li capisco. E senti venire dal cerchio dei gemiti di dolore, che arrivano al pubblico attraverso quel buco nero. Medea appare dopo un po'. E' Ema Andrea, l'attrice di cui ho parlato in uno dei miei primi racconti su questo blog. Sorge dal buco nero fino alla vita, e cosi' rimane per piu' di meta' tragedia. Non capisco le parole che dice, ma la sua voce, il suo corpo, fa intendere tutto. Lei parla parla, arrabbiata, incredula, furiosa, sempre al centro del cerchio, mentre il coro gira il cerchio e i vari personaggi le girano intorno. Il fatto positivo di sentire la tragedia in una lingua che si capisce poco e' il fatto che e' facile individuare le parole chiave del tutto, e cosi' se nella prima parte si parla di "uomini", "donne", "paura", la seconda parte e' dominata da un vocabolario di "morte", e centrale e' l'opposizione "greca/barbara". La pelle d'oca m'e' venuta piu' di una volta. La rappresentazione era intensa. Il linguaggio del corpo, il movimento, il battere dei sassi, i fuochi, tutto era sfruttato alla perfezione. Le emozioni arrivavano anche a me. Il messaggio e' sempre stato chiaro. Alla fine c'e' stata un'ovazione di circa 10 minuti. e pele d'oca anche li'. Sara' che mi emoziono facilmente e che poi mi piace lasciarmi trasportare, pero' che bello!
Dopo lo spettacolo c'era un buffet all'ingresso. Vedo Ema Andrea con mazzi di rose che le occupano le mani e vado a complimentarmi. E' conenta, lo vedo. Mi dice che adesso e' libera e che avra' tempo per un caffe' ogni tanto.
Durante le quasi 2 ore di spettacolo i telefoni hanno suonato 9 volte. Ogni 10 minuti.

Wednesday, November 01, 2006

Ambasciatori Palleggiatori Camminatori

Ieri passeggiavo per Tirana. Era almeno due settimane che avevo smesso di fare i miei giri esplorativi, mi ero un po’ impigrito, ma ecco che nel primo giorno “freddo” albanese decido che dal lavoro a casa me la faccio a piedi e passo per altre strade. Così che scopro dove si trova il British Council, Lori mi aveva detto giusto tre giorni fa che c’e’ una bella biblioteca e sala lettura lì, individuo le facoltà di Sociologia e Legge dallo sciame di giovani che ci ronzano intorno. Poi mi chiedono l’ora. Io pronto, S’e di, s’e di. Non lo sapevo, ma l’uomo,che in mano ha un pallone da calcio, comincia a parlare, Anglez? Jo, jam italian. Nga në Itali? Nga Bergamo. Mi chiede se parlo inglese, Si’, quindi si mette a parlare una lingua mai sentita e comprensibilissima, alternando parole italiane, albensi e inglesi... suo padre nel 1949 per qualche mese è stato il primo ambasciatore albense in Italia, e a casa sua (me la indica, Këtu këtu) ha una foto di suo padre con Einaudi e il ministro degli esteri Sforza. Inizia a palleggiare la palla. Con i piedi. Mentre lo fa mi dice che ha 4 record: palleggio con pallone da fermo, palleggio con pallone camminando, palleggio con pallina da tennis fermo e palleggio con pallina da tennis camminando. Io sono stupito. Bravo è bravo davvero. E scappa dicendomi che deve andare ad allenare la sua squadra di bambini. È difficile immaginarsi quanto la gente qui abbia il bisogno di raccontarsi, di raccontare le proprir storie, e davvero ne hanno da raccontare.
Continuo la passeggiata. Capito in una zona con costruzioni più vecchie della media, almeno sembrano. Hanno mattoni rossi a vista, e quello che mi ha colpito di più è stato il tetto a spiovente con grossi comignoli... una rarità qui a Tirana, dove la norma è il blocco di appartamenti tipo il mio palazzo, tutti costruiti dai prigionieri politici sotto la dittatura. Quei tetti rossi, quei comignoli imponenti, quelle case a mattoni, non so perché ma mi sentivo immerso in un’atmosfera da Dickens, da Inghilterra da rivoluzione industriale. Sobborghi proletari. Ognuno di questi palazzi ha una targa all’altezza degli occhi. Lo noto quando su una mi pare che la vernice scrostata avesse scritto accuratamente il nome di Enver Hoxha. Sì, RROFTË (qua la parola si intravede ma non si decifra più decifrabile... verosimilmente “compagno”) ENVER HOXHA. Viva Enver Hoxha. Incuriosito guardo le terghe sugli altri palazzi. Su una si legge PPSH, Partito Albanese dei Lavoratori, insomma, il Partito. Le altro sono bianche, il tempo o un’ulteriore mano di vernice hanno cancellato il vecchio. Su una di queste targhe, attorniata da cavi elettrici, una bomboletta di vernice blu ha scritto a grandi lettere non così curate TIRONA, che è un po’ come scrivere BERGHEM, CUSENZA o BULAGNA.
Sulla strada per casa ho incrociato una giacca muccata verde e nera di peluche, e ancora una volta la Coscienza di Tirana, un ragazzo con una barbetta incolta, lo zaino da trekking enorme, un’aria sognante e sicura, un passo calmo calmo calmo. Ogni volta mi ricorda quanto vado di fretta, ma delle tante Coscienze che ha Tirana ne parlerò in un’altra occasione.